Nondimeno, benché siano la morte, la psicosi e la dispepsia a farla da padroni, l’atmosfera generale della Saga è delle più festevoli: si tratta, per dirla in due parole, d’una tragedia equestre.

Si tratta d’un’escatologia d’impianto scatologico: una monumentale silloge che si compone di quattro trilogie (più una), comprese da una coppia di cateratte leonardesche che fanno da Proemio e Chiusa, le quali rendono possibile la navigazione impedendole di dilagare.

Le acque non sono tuttavia delle più placide: misteriose creature subequoree le fanno sobbollire senza posa. Di tanto in tanto un’eruzione di spuma, come d’un incrociatore che nell’inabissarsi abbia fatto partire un ultimo colpo di cannone in segno di saluto, avviserà dell’emersione fulminosa d’una d’esse: uomini-lucertola, mosche assassine, supposte atomiche, fratricidi, galli folli, zii felloni, checche tuffatrici, eiaculatori di professione, felini demoniaci, inguaribili Cyrano, psichiatri quantistici, preti protonici, gamberi in lotta con il tempo, camici in combutta con il fango, risorti non del tutto morti, dureranno in aria quanto basta per potervi non risultare insopportabili.

Nondimeno, benché siano la morte, la psicosi e la dispepsia a farla da padroni, l’atmosfera generale della Saga è delle più festevoli: si tratta, per dirla in due parole, d’una tragedia equestre.

Per tutti e dodici (più tre) racconti in ghingheri, al netto dei due gangheri, è la suprema lettrice, tenutaria di un lupanario per lemmi poligami con inclinazioni sodomitiche, a collaudare i lavori in ossequio al canone che segue:

“La lettura di un testo d’arte deve mostrare una stretta parentela con il sesso anale. Al principio parrà oltremodo ardua, infino dolorosa, al punto da interrogarsi se valga la pena seguitare; poi, non appena il diletto avrà sopravanzato il cruccio, ecco che allora non si vorrebbe più intermetterla, rammaricandosi di un’unica manchevolezza: che il manoscritto non sia più lungo”.