Non è dunque alle leggi dell’editoria che un libro deve soggiacere, bensì a quelle sui lavori pubblici, che con il decreto legislativo n. 163 dell’aprile 2006

Un libro è un’opera pubblica. E’ due volte opera: in quanto risultato concreto di un lavoro portato finalmente a termine, ma che non abbandona la pretesa di seguitare ad operare, ossia produrre effetti, anzi la moltiplica. E’ due volte pubblica: giacché ha nella pubblicazione il suo primo fine, presupposto imprescindibile al primario che consiste nell’accaparrarsi un pubblico.

Non è dunque alle leggi dell’editoria che un libro deve soggiacere, bensì a quelle sui lavori pubblici, che con il decreto legislativo n. 163 dell’aprile 2006 sono approdate, dopo l’ingovernabile babele novecentesca, all’apoteosi di un Testo Unico.

In qualità di auspice della Galassia Turi, ambizioso progetto letterario polifonico, su cui incombe durevolmente la minaccia di finir poliomielitico per il velleitarismo dei singoli coreuti, ho ravvisato nel dettato normativo non già una pastoia alla libera espressione di coloro che ho assoldato, bensì un ausilio irrinunciabile nella regimazione d’immaginative tanto fervide quanto debordanti da doverle costringere in una forma purchessia.

D’altra parte, se il più negletto dei geometri comunali, nel trascegliere il punto in cui posare una caditoia, una lapide, un corpo illuminante deve soggiacere a intimazioni d’ogni risma, non è perniciosamente iniquo condiscendere a che gli autori di scritti la cui ambizione è viaggiare nel tempo e nello spazio possano farlo a dispetto di qualsivoglia precettistica?

L’art. 128 del decreto, nel tremebondo comma 1, avanza la timida pretesa di un “programma triennale delle opere”: ebbene, in barba al pirronismo generale, ho stilato un

piano nientemeno trentennale, mobilitando i più cervellotici tra i calami,

nel rispetto di quei principi enumerati dall’istrionico comma secondo dell’art. 91 di “non discriminazione, parità di trattamento, proporzionalità e trasparenza”. Negri, prostitute, storpi, esseri di vetro soffiato hanno così potuto accedere alle fasi del “dialogo competitivo” a cui presiede quel paraninfo del comma 39 art. 3.

Sparuto, ma non perciò sparito, l’elenco dei requisiti per poter accedere alle qualificazioni, che qui di seguito riporto, i termini del bando essendo sempre aperti. Ciò di cui ho bisogno sono ingegneri iscritti all’albo: che abbiano ardore e ardire da grafomani della domenica: che provvedano a stilare tre versioni progressive del medesimo dattiloscritto: che ciò fatto se ne smentichino irreversibilmente e spariscano dalla circolazione.

Il Responsabile unico del procedimento

art. 10 d.lvo 163/2006

ing. Turi Totòre