(Nuova Palermo – Sicilia – Ex Area borbonica)
Francesco si precipitò nell’appartamento. Andò a cozzare contro l’armadio a muro; poi contro la parte del corridoio; che lo proiettò verso lo stipite della porta della sala; dove rimase, indolenzito e pietrificato.
Lo sparo non era stato uno sparo. Bensì il rumore della scaletta a tre gradini che adesso giaceva, coricata su un fianco, sul pavimento.
Sospeso nell’aria, come un angelo alle prime armi, Turi stava dondolando da destra verso sinistra, appeso per il collo al gancio del lampadario. Indossava il vestitino attillato con la fantasia a fiori e la parrucca bionda. A terra, sulla perpendicolare incerta che intercettava piedi e pavimento, c’era un tappeto di quelle fotografie che Francesco credeva di aver perduto per sempre.
Rimase immobile per un tempo sufficiente a ripercorrere la propria vita col pensiero, prima di immaginare di recuperare la pistola che aveva nascosto sotto il materasso e adoperarla contro di sé.

 

(Palermo – Contea di Oswego – Ex Stato di New York)

Sam jr si lanciò in direzione della botola, come se lo sparo fosse stato lo start di una gara olimpionica d’arrampicata. Scoprì di non poter contare sulla piena collaborazione delle gambe e doversi tirare su a forza di braccia. Lo fece fino a che la testa non emerse oltre la botola e ciò che vide rischiò di farlo tornare giù privo di sensi, con il mento che avrebbe contato i pioli della scala uno ad uno.
Sam jr era sdraiato sulla chaise longue appartenuta a Mery: aveva gli occhi sbarrati che fissavano il nulla davanti a lui e la pistola ancora fumante chiusa tra le dita della mano destra. Il braccio disegnava una diagonale che partiva dalla spalle ed era tangente all’esterno del bracciolo. L’aria era satura di zolfo o qualcosa di simile.
Sam sr ebbe la tentazione di non opporsi alla forza che lo richiamava verso il basso: di lasciarsi cadere di schiena nella speranza di rompersi l’osso del collo e dimenticare al più presto e per sempre ciò che aveva visto.

 

© Turi Totore