Il giorno successivo, anziché consegnarsi di propria sponte all’autorità, Turi pretese che Sam sr tirasse l’automobile fuori dal garage e si mettesse al volante. Si sedette al suo fianco e gli ordinò di guidare fino al Centro di ricondizionamento dove era rinchiusa Mery. Voleva costringere Sam sr a guardare in faccia la realtà, anche a rischio che se ne allontanasse in via definitiva o che venissero entrambi intercettati da una pattuglia di poliziotti in motocicletta.
Il Centro di ricondizionamento era situato ai margini di un paese i cui abitanti ci lavoravano dentro dal primo all’ultimo. Durante il giorno, quando i bambini erano a scuola, sembrava un paese fantasma: la meta perfetta per un uomo che conviveva con lo spettro della moglie e con un figlio reale solo all’apparenza; a sua volta costretto a tenere pubblicamente in vita un sé senz’altro morto e a commemorare in privato un altro sé affatto vivo.
Turi aveva verificato sul sito del Centro quale fosse l’orario di apertura al pubblico, quella mezz’ora in cui i pazienti erano liberi di passeggiare per i corridoi oppure, se il tempo era bello, in giardino all’aria aperta. Parenti e amici potevano far visita ai malati e contribuire a tener vivo un legame con la vita precedente a cui confidavano di recuperarli prima o poi.
I patti erano chiari: Turi sarebbe rimasto in macchina, mentre Sam sr avrebbe fatto ciò che non aveva mai fatto fino a quel momento: prendere atto della condizione in cui versava Mery.
Arrivarono a destinazione intorno alle dieci di mattina. L’automobile venne parcheggiata sul lato della strada opposto al cancello che apriva un varco nel muro di cinta del Centro. Dopo aver tirato il freno a mano Sam sr guardò Turi negli occhi con un’espressione remissiva e interrogativa; egli fu irremovibile: doveva fare ciò che andava fatto.
Sam sr aprì a fatica lo sportello e s’incammino controvoglia in direzione del cancello.
Parlò al citofono.
Qualche minuto dopo un uomo in camice uscì dal portone dell’edificio che si vedeva sullo sfondo e attraversò il giardino verde smeraldo fino a raggiungere il cancello.
Sam sr gli passò la tessera di riconoscimento attraverso le sbarre, che egli inserì in un lettore portatile; solo a quel punto lo fece entrare e gli indicò una panchina su cui accomodarsi.
Pochi minuti dopo il medico aiutò Mery a sederglisi accanto e si congedò.
Sam sr e Mery stettero immobili per diversi minuti: senza voltarsi, senza scambiare una parola. Sam sr sembrava atterrito dalla sua presenza, mentre lei dava l’impressione di non essersi nemmeno avveduta del marito. Turi si era spostato dal lato guidatore e li spiava attraverso il finestrino.
Poi accadde qualcosa.
Sam sr scattò in piedi e offrì la mano a Mery, che la afferrò per tirarsi su.
Camminarono mano nella mano in direzione del cancello, davanti al quale si fermarono guardando verso l’automobile.
Fu allora che Mery vide il volto Turi dietro il finestrino e indietreggiò come se avesse visto chissà cosa; fu allora che Turi vide gli occhi di Mery e gli parve di riconoscervi le migliaia di occhi che lo avevano guardato dalle pareti della propria casa siciliana durante la sua vita precedente.
All’improvviso ebbe l’impressione di capire ciò che non aveva mai compreso fino a quel momento. Aver intercettato quello sguardo, anche se per una frazione di secondo, lo aveva riportato indietro nel tempo e nello spazio, per restituirlo al presente con un passato remoto trasformato.
Ruotò la chiave d’accensione e lanciò l’automobile in un’inversione a U che fu accompagnata dallo stridore delle ruote sull’asfalto.

 

© Turi Totore