La grande cancellata di fronte alla quale Francesco si fermò dopo due ore di cammino dava su un giardino bruciato dalle piogge. Sullo sfondo si vedeva un edificio con un grande portone d’ingresso. Le finestre erano chiuse da sbarre su tutti e tre i livelli, ma non sembrava un carcere, non all’apparenza almeno.
Sam jr stava spiando Francesco da dietro il fusto di un grosso albero rinsecchito, mentre egli se ne stava con le mani chiuse intorno a due sbarre del cancello tra le quali aveva insinuato buona parte del proprio profilo. Sulla colonna di destra che sorreggeva il cancello c’era un citofono, che non sembrava rivestire alcun interesse per lui.
Francesco e Sam jr stettero immobili, ognuno nella posizione che aveva assunto, finché si udì un suono lontano: un trillo prolungato fino a diventare fastidioso.
Era con tutta evidenza un segnale che aveva la pretesa d’esser percepito. Quando terminò si spalancò il grande portone, da cui uscirono un discreto numero di uomini e donne che si sparpagliarono senza fretta per il giardino bruciato, obbedendo a un algoritmo inconscio che li guidava verso a occupare quelle posizioni che gli garantivano di mantenere la massima distanza possibile dagli altri.
Francesco si spostò di scatto dietro la colonna di sinistra. Sam jr cambiò lato del tronco in modo da continuare a vedere sia lui che il giardino.
Una donna prese posto sulla panchina più vicina al cancello. Era da lei che Francesco voleva nascondersi? Aveva in mano una di quelle cartellette rigide dotate in sommità di una pinza ferma-fogli, che si adoperano per scrivere all’aperto poiché offrono un supporto rigido e impediscono al vento di rubarsi i fogli. Cominciò a scrivere di getto senza alzare gli occhi, come se non aspettasse altro. Non scrisse a lungo, anche se quando smise di farlo diede a Sam jr l’impressione di non aver finito; forse per quello sguardo perso nel vuoto e per la penna ancora sollevata come in attesa di tornare in picchiata sulla pagina. Sembravano, sia lei che la penna, in attesa di una nuova ondata di parole che stentasse ad arrivare. D’un tratto ripiegò il foglio e lo infilò in una busta da lettera. Si alzò e s’incamminò in direzione del cancello.
Francesco si tirò indietro sottraendosi del tutto alla sua vista.
Dopo aver raggiunto il cancello la donna infilò la mano tra le sbarre e lasciò cadere la busta sul marciapiede. Poi ruotò su se stessa e si diresse verso il grande portone sullo sfondo.
In quel momento Francesco schizzò fuori dal proprio nascondiglio, raccolse la busta e riprese la strada del ritorno.
Sam jr era incredulo. Si era svolto tutto troppo in fretta. Non si capacitava che quella donna assomigliasse così tanto a quella delle foto. Stentava a credere all’evidenza che si trattasse proprio di Maria: moglie di Francesco e madre di Turi.
Sam jr non poté trattenersi dall’andare col pensiero a Mery, la sua propria madre, la donna che quando era nato aveva rischiato di finire in un posto simile.

 

© Turi Totore