Dopo la notte coi fantasmi, in parte falsi e in parte autentici, Mery non tornò più in sé.
Fu prelevata dalle autorità, mentre Turi se ne stava rinchiuso nell’armadio dello scantinato con la pistola in pugno, e condotta in un Centro di Ricondizionamento.
Sam sr non riuscì a farsene una ragione, arrivando a proporre alle autorità di mandarli insieme nel Polverizzatore. Un’ipotesi che fu scartata perché avrebbe comportato la violazione dell’articolo del Regolamento sul funzionamento della Comunità introdotto a tutela dei genitori degli eroi nazionali. Messo di fronte all’unica alternativa di consegnare Sam jr alla polizia per dimostrare che non si trattava di un eroe e lui e Mery non meritavano un trattamento di favore.
Poco dopo Sam sr riprese a comportarsi come se Mery stesse ancora insieme a loro, badando a trovare una spiegazione per ogni volta che non s’incontravano. Quando era in giardino la immaginava in casa; quando era in casa dava per scontato che fosse in un’altra stanza. Usava l’accortezza di evitare il bagno negli orari che lei prediligeva e non si crucciava che preferisse trascorrere la notte sul divano, visto che con l’avanzare dell’età egli aveva cominciato a russare insopportabilmente. Trovava perfino divertente l’idea di comunicare attraverso bigliettini lasciati sui mobili di casa. E si era commosso nello scoprire, dopo quarant’anni e passa di convivenza, che avevano la stessa identica grafia.
Turi non aveva avuto alternativa allo stare al gioco, che era l’unico modo per evitare che Sam sr finisse per fare compagnia a Mery in manicomio lasciandolo in balìa di se stesso. Tuttavia non era affatto facile per lui collaborare a questa messa in scena; poiché gli ricordava qualcosa che aveva già vissuto, qualcosa che gli aveva reso la vita insopportabile fino al punto di metterla a repentaglio pur di sottrarsene. Se quello era il risultato, aveva corso un rischio inutile. Avrebbe potuto rimanere in Sicilia, anziché riprodurre lo stesso insensato teatrino, peggiorato dalla finzione nella finzione rappresentata dal doppio ruolo che gli toccava interpretare all’insaputa di Sam sr. L’unica nota nuova, ma non per questo positiva, era l’aver sperimentato sulla propria pelle cosa si provasse a perdere una madre, per quanto surrogata. Un’esperienza che gli aveva dato la misura, immaginando di moltiplicarne le sensazioni nel caso della scomparsa di una mamma vera, di ciò che suo padre Francesco aveva voluto risparmiargli. Non era più convinto che si fosse trattato di un proposito insensato; men che meno che fosse animato da cattive intenzioni. Una consapevolezza che gli dispiacque non aver avuto allora, ma che lo aiutava a essere più comprensivo nei confronti di Sam, mettendo a tacere l’insofferenza che di tanto in tanto emergeva con tale decisione da spaventarlo.

 

© Turi Totore