Turi stava sognando, o credeva di sognare, quando intravide, o gli parve di intravedere, una sagoma che si stava avvicinando al letto. Si muoveva a piccoli e leggerissimi passi, come chi non voglia farsi scoprire mentre si accinge a commettere un crimine. Rappresentava un pericolo reale o ipotetico? La luce era così fioca da rendere impossibile discernerne il volto.
Turi stava dormendo, o fingeva di dormire, a pancia in su: il suo torso nudo era rischiarato dalla luce lunare che filtrava attraverso le tende. Era coperto da un lenzuolo. Le mutande, gettate sul pavimento, testimoniavano che doveva essere nudo. Una gran bella fortuna, pensò la sagoma, che quando fu su di lui sollevò il lenzuolo con delicatezza e glielo adagiò a mezza coscia. La gambe erano leggermente divaricate, e questa era la seconda buona notizia; mentre lo scroto, che appariva rilassato, costituiva la cattiva. Adoperando la massima accortezza la sagoma protese le dita e sollevò la pelle rugosa dei testicoli di Turi.
Per Mery fu come scoperchiare una tomba e scoprire che dentro c’era il corpo del figlio. Perché quel ragazzo che aveva creduto fosse il figlio non era suo figlio: ne aveva le prove. Non recava il segno, la cicatrice, che gli era rimasta impressa da piccolo, dopo una rovinosa caduta che lo aveva visto finire a gambe aperte sulla canna della bicicletta. Fu sul punto di urlare per la disperazione. Chi era il ragazzo nudo che dormiva nel letto di suo figlio? Chi aveva preso possesso della vita e del corpo di Sam jr dimenticandosi di quel piccolo dettaglio? Era assurdo: folle: privo di senso; com’era possibile che suo figlio non fosse suo figlio? In quell’istante, mentre stava realizzando che ciò che aveva appena scoperto rafforzava i dubbi che l’avevano assalita nei giorni precedenti, scoprì che quei dubbi non avevano, come aveva creduto, lo scopo di farla impazzire bensì di salvaguardarne la mente. Adesso che non c’era più niente a proteggerla dalla realtà Mery, a sua insaputa, impazzì.
Si persuase che quell’essere sdraiato con le sembianze del figlio fosse un fantasma: il fantasma di Sam jr che era andato a farle visita per farle sapere che il vero Sam jr era morto. Non voleva crederci. Non poteva farlo. Era più facile mettere in dubbio che il figlio fosse mai nato: più facile pensare di non essere mai riuscita a metterne al mondo uno e ciò l’avesse fatta uscire fuor di senno. Era impazzita da vent’anni e quello era il primo momento di lucidità: che fosse in via di guarigione?
Immaginò d’essere legata a un letto di ritenzione: che il corpo immobile su quel letto fosse il suo e lei si stesse immedesimando nel figlio che non aveva mai avuto e stava sognando che la stesse vegliando. Ma perché al suo fianco c’era il figlio non nato invece di Sam sr? Il marito l’aveva lasciata quando aveva scoperto che non era in grado di dargli un erede? O l’aveva condotta lì quando era impazzita, consegnandola nelle mani di dottori così abili e perfidi da riuscire a tenerla legata al letto senza bisogno di cinghie di ritenzione? Il corpo era impedito al movimento da sostanze paralizzanti ma il cervello era libero di scorrazzare e pensare una cosa che non aveva mai pensato prima e invece avrebbe dovuto pensare subito: c’era una straordinaria somiglianza tra quel corpo, quel volto e quello del marito. Come aveva potuto non accorgersene prima? Quell’uomo era il suo Sam, l’unico Sam della sua vita, ed era sdraiato nudo su quel letto perché l’attendeva. Erano giovani: erano freschi sposi: e lei aveva avuto un incubo. Cosa aspettava? Doveva soltanto montargli su e concepire quel figlio che desideravano più d’ogni altra cosa.

 

© Turi Totore