Quella notte Mery non riuscì a prendere sonno.
Aveva iniziato a interrogarsi, lungo la strada del ritorno dal cimitero, e aveva continuato a farlo una volta a letto, ponendo a se stessa la seguente domanda: com’era possibile che Sam jr sapesse suonare la fisarmonica? Di certo non si trattava di una capacità che il bisnonno poteva avergli trasmesso per via genetica. In ogni caso il talento aveva bisogno per potersi esprimere di studio e applicazione. Anche ammettendo che Sam jr gli avesse detto la verità, ossia che fosse vero che dopo aver scoperto lo strumento avesse preso l’abitudine di suonarlo quotidianamente nel bosco, era plausibile che si arrivasse in così poco tempo e da autodidatta a quei livelli? Un dubbio foriero d’altri interrogativi.
Tante piccole cose che nei mesi precedenti Mery aveva trascurato le tornarono alla memoria e iniziò a guardarle con occhi diversi. Alcune espressioni che Sam jr adoperava con frequenza, determinate sfumature del carattere, certe posture quando stava in piedi o seduto, erano diverse da quelle di un tempo, e non riusciva a capacitarsi che la perdita della memoria episodica potesse condizionare anche quella implicita o motoria. Più i dubbi l’assalivano nel cuore della notte, più cercava di scacciarli. Più cercava di scacciarli, più ritornavano fortificati. Gli sembrava di essere ubriaca, e approfittava di questa sensazione per imputare all’alcool che aveva assunto nei mesi precedenti la colpa di pensieri così assurdi. Una tattica che peggiorò la situazione, perché ai dubbi sul figlio si sommarono quelli su se stessa. Era lei a pensare quei pensieri? Erano proprio suoi i dubbi che l’assillavano? O il processo di diversificazione da se stessi riguardava lei anziché Sam jr? In fondo lui e Julie erano gli unici, oltre ai bambini, a non aver preso parte ai festini, e forse gli unici a non essere cambiati.
“Di questo passo,” pensò, “non chiuderò occhio per l’intera notte”. E aveva ragione.
L’indomani continuò ad arrovellarsi mentre sbrigava le faccende, studiando di sottecchi Sam jr o ponendogli domande inutili, nella speranza che cancellasse i suoi dubbi. Invece li avvalorò.
Passò la seconda notte insonne, covando la speranza che alla terza sarebbe crollata sul letto; invece non crollò. Continuò a inseguire ed essere inseguita dalla sua ossessione, fino a quando, mentre il cervello era intento a girare su se stesso, non si persuase d’essere sul punto di impazzire.
Si trasferì sul divano nel cuore della notte. Sentiva la testa calda, come se il cranio ospitasse braci che ogni singolo respiro alimentava. Cominciò ad aver paura. Temeva di perdere il controllo. Passò in rassegna la casa in cerca di bottiglie con residui d’alcool. Bevve il fondo dell’unica che trovò, senza riuscire a placarsi. Andò in bagnò e si attaccò alla bottiglietta del profumo. Vomitò.
Fu mentre se ne stava curva sul water, che ebbe una sorta di illuminazione e comprese come avrebbe potuto fugare qualsiasi dubbio.

 

© Turi Totore