Le lettere non avevano una data. Dopo aver scorso la prima Sam jr passò alla seconda. Poi alla successiva. Non emersero elementi di connessione tali da poterne individuare l’ordine cronologico, fosse pure inverso a quello di lettura. Ognuna di esse viveva di vita propria, come se fosse stata scritta per non avere un seguito né recare traccia della precedente. Si intuiva la presenza di un nucleo tematico non esplicito, senza comprendere tuttavia di quale si trattasse. Quelle righe sembravano dare corpo a un campo di forze invisibili, come la polvere di ferro su un foglio che rivela il campo generato da un magnete. Non c’erano elementi utili per comprendere se fossero state scritte da un uomo o da una donna.
Dopo averne passate una dozzina Sam jr si persuase che non avrebbe scoperto molto di più leggendole tutte. Sia procedendo dalla prima all’ultima che dall’ultima alla prima. Si domandò che senso avesse scrivere lettere del genere, leggerle e più ancora conservarle.
Sentì un senso di oppressione che gli rendeva faticoso respirare. Non era la prima volta che gli capitava in quella casa. Non sarebbe stata l’ultima se vi fosse rimasto. Era tipico di Francesco spingerti senza che te ne avvedessi in una direzione che a un certo punto si rivelava senza uscita; tenerti lì per un tempo sufficiente a farti sentire come un topo in trappola; e quando era certo di averti fiaccato, solo allora, ti indicava la via di fuga presentandosi come il salvatore.
Questa volta non ci sarebbe cascato. Ne aveva abbastanza dei suoi giochi senza fine. Al diavolo lui, la moglie, il figlio, le foto, le lettere: al diavolo tutti e tutto. Doveva soltanto uscire da quella casa e non metterci più piede. Qualsiasi cosa potesse succedergli in strada era meno pericoloso di ciò che poteva capitargli rimanendo invischiato in quel reticolo di storie che si contendevano il primato senza che nessuna prevalesse.
Lasciò l’appartamento non chiudendo la porta a chiave di proposito. Si augurò che i ladri facessero piazza pulita.
Una volta in strada realizzò che non aveva idea di dove andare.
Rivalutò la possibilità di rintracciare la ex di Turi. Dopo l’esperienza sul campo con Francesco non avrebbe avuto problemi a inventarsi una versione dei fatti che facesse al caso suo. Provò a recuperare dalla memoria il percorso fatto in auto al rientro dalla cena, ma quella notte era così stanco che non si era preso la briga di guardare oltre il finestrino.
Si diresse verso il centro della città nella certezza che percorrendolo in lungo e in largo si sarebbe imbattuto prima o poi nel grattacielo che lo aveva ospitato.
Camminò nella stessa direzione per una ventina di minuti, quando si ritrovò davanti a un portone e a una facciata che gli parve di riconoscere.

 

© Turi Totore