Sam jr reagì alla sparizione delle foto in maniera imprevista: si arrabbiò come se fossero appartenute a lui e Francesco non avesse il diritto di sbarazzarsene. Non riusciva a trattenersi dal pensare, pur rendendosi conto di quanto fosse assurdo farlo, che quelle foto facessero parte anche della propria vita e avrebbe dovuto chiedergli il permesso prima di eliminarle.
Aveva impiegato dodici giorni a catalogarle per poterle ricollocare nell’identica posizione in cui erano state per anni: dodici giorni suoi a cui si aggiungevano le migliaia di ore impiegate da Francesco per comporle. Come aveva potuto fare una cosa simile alla chetichella? Sam jr non sapeva cosa pensare: Francesco era rinsavito o, proprio nel momento in cui aveva creduto di rinsavire, era impazzito definitivamente? Non osava immaginare cosa sarebbe successo nel momento in cui si fosse pentito di aver commesso un’azione senza ritorno.
Incalzato dal caffè, Sam jr decise di correre ai ripari e scongiurare la peggiore delle evenienze. Prese le seconde chiavi e aprì la porta dell’appartamento cercando di non far rumore. Attraversò a passo felpato il pianerottolo e raggiunse il locale del seminterrato dove c’erano i bidoni condominiali della spazzatura. In quello della carta, riempito ben oltre la meta, ritrovò l’intera collezione di foto della vita immaginaria di Francesco; in quello del vetro i frammenti dei numerosi portafoto. Non c’era tempo da perdere: piegò il bidone della carta; lo trainò sulle rotelle anteriori fuori dal locale rifiuti; prese l’ascensore fino al tredicesimo piano, entrò in casa e trascinò il bidone nella sua camera da letto. Si guardò intorno per valutare quale fosse il posto migliore per nascondere le foto.
Puntò al valigione di pelle messo in un angolo, dentro il quale avrebbe potuto occultarne almeno un terzo. Lo aprì e scoprì che si trattava di una custodia dentro cui c’era uno strumento musicale. Se non ricordava male si chiamava fisarmonica, ma non ci avrebbe scommesso su. Schiacciò a casaccio un po’ di tasti bianchi e neri senza cavarne alcun suono: gli sembrò di essere tornato indietro nel tempo, quando la voce degli strumenti era qualcosa da fantasticare.
Aprì le ante dell’armadio, svuotò gli ultimi due cassetti spostando gli indumenti sul ripiano che chiudeva superiormente la cassettiera e li riempì con le fotografie.
Prima di uscire per la seconda volta dall’appartamento valutò che il pericolo di essere scoperto da un condomino mentre riportava il bidone della carta al proprio posto fosse meno grave del far intuire a Francesco ciò che aveva fatto lasciandolo sul pianerottolo.
Quel giorno Francesco rientrò più tardi del consueto e a Sam jr bastò un’occhiata per capire che si era pentito di ciò che aveva fatto. Aveva le spalle curve in avanti e gli occhi bassi. Portava con sé un piccolo borsone, che sollevò con fatica sul tavolo della cucina, prima di esclamare: “In quarant’anni, mai una volta che quelli della nettezza urbana siano venuti nel giorno previsto: mai! Tranne oggi. E’ la prima volta in quarant’anni”.
© Turi Totore