Che gli italiani siano un popolo di chiacchieroni è una nozione proverbiale; così come è altrettanto risaputo che tale caratteristica li accomuna alla maggior parte delle popolazioni dell’area mediterranea. In molti attribuiscono questa deriva verbale, contermine alla logorrea, al sole e a una spiccata propensione alla socializzazione, ma si tratta di una brutale semplificazione che non fa onore a chi l’adotta; se si pondera con maggiore accuratezza la questione, emergono ipotesi più avvincenti su quale sia la ragione che ha spinto, e ancora incalza, i popoli nati nella culla della civiltà: la stessa culla, per inciso, dove hanno preso vita le tre religioni monoteiste, a comunicare incessantemente.
Ha a che fare con il Verbo? Con la parola di Dio che è all’origine della Creazione? Con l’idea che nel parlare l’uomo partecipi del divino emancipandosi dalla propria succubanza al tempo e alla morte? E’ questa la pretesa che ha indotto i nostri antenati, e soprattutto le antenatesse, a confabulare senza sosta nel corso dei secoli, fino a tramortire la materia da cui la vita ha preso corpo e capovolgere l’assunto che sia lo spirito ad animare la materia in quello che promuove la materia a culla dello spirito?

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© Turi Totore