Se vivessimo in un mondo meno affetto da dinamiche irrazionali e in cui gli impulsi suicidali pertenessero ai singoli individui lasciandone indenne la collettività, gli effetti dell’uso abnorme e indiscriminato dei caloriferi domestici sulla qualità dell’aria e, più in generale, sul surriscaldamento del pianeta, dovrebbero indurci a promuovere la psychrophilia, che consiste nel provare eccitazione sessuale per il freddo, a pratica encomiabile, meritevole d’essere sovvenzionata dai governi, propagandata nelle chiese, fatta propria dalle associazioni ambientaliste, d’essere insomma sostenuta a spada tratta da tutti coloro che per mandato del popolo, missione divina o scelta personale caldeggino la salvaguardia della vita sulla Terra, fino a quando non sarà possibile colonizzarne un’altra. Apparirà paradossale, se non aberrante, che proprio il freddo, associato nell’immaginario universale alla rigidità, al buio, alla desolazione e alla morte, possa assurgere a fattore propizio per la sopravvivenza della specie, ma tant’è: viviamo tempi enigmatici e perversi, dove qualsiasi residuo dell’antico senso scade in controsensi che lasciano attoniti e, in questo specifico caso, intirizziti.

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© Turi Totore