Quella che sto per enunciare è una nozione ormai acquisita a livello di studenti della scuola superiore a indirizzo psico-pedagogico: se si indagano a fondo le passioni che appaiono più folli e dissennate, esse finiranno per rivelarsi l’esito di un complicato sistema di protocolli interni, spesso agiti inconsapevolmente, la cui funzione è di salvaguardare il soggetto dalla follia di cui apparirebbe, a uno sguardo disavveduto, risoluto e irremovibile latore. Senza contare che le origini di tali smanie sono insondabili se non al prezzo di condannare alla disgregazione l’oggetto dell’indagine, ossia l’agglomerato composto dalla passione e dall’appassionato, poiché esso oggetto soggiace al principio d’indeterminazione della psicologia quantistica in base al quale non è possibile studiare un’affezione e provarla contemporaneamente. Se dunque si consolida l’idea che la dicotomia tra conoscere e sentire sia insuperabile: mettete in conto che l’insistenza nel voler risalire alle scaturigini della fissazione, ossia a quando eravamo ominidi terrificati dal fragore dei tuoni e dal corruscare dei lampi, vi precluderà la possibilità di apprezzare questa rara forma di eccitazione sessuale per i fulmini.

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© Turi Totore