Nata in Giappone, con il nome di Burusera, la Mysofilia ha il proprio nucleo fondante nella travolgente passione di taluni per gli indumenti intimi femminili non lavati. Non va confusa con l’Efefilia, l’attrazione sessuale per i tessuti, poiché non è la stoffa l’elemento centrale bensì ciò che la contamina, ossia le secrezioni vaginali e i residui d’escrezioni in genere, non ultimi quelli riconducibili ad anomalie  funzionali del nervo pudendo che compromettano il pieno controllo dell’ampulla recti. Va da sé che il potenziale eccitatorio della biancheria sporca aumenti in funzione della minore età di colei che l’ha dismessa, tanto che si contano migliaia di giovani donne che hanno fatto della vendita della mutande un’attività remunerativa con cui mantenersi agli studi (il livello di redditività dell’investimento è superiore a quello garantito dalla cocaina: non a caso un altro prodotto che si sniffa).

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© Turi Totore