Il Dry-sex, o sesso asciutto, è il contributo fornito dall’Africa Subsahariana alla sessualità non convenzionale. L’obiettivo di questa pratica è di ridurre al minimo la lubrificazione vaginale in modo da rendere più intense le sensazioni provate dal maschio durante la penetrazione. Le tecniche messe a punto nel corso dei secoli sono state censite da un esploratore belga, il quale le ha tramandate ai posteri sotto forma di epistole alla moglie senza immaginare che costei le avrebbe utilizzate per farlo internare in manicomio al suo rientro in patria e convolare a nuove nozze con l’amante (un marcantonio di colore venuto al seguito del marito come factotum, rivelatosi più totum del previsto). Ne riportiamo un florilegio allo scopo di fornire a coloro che vivono nei paesi industrializzati la possibilità di contemperare l’attrazione per questa specialità, ormai fortemente tecnologizzata, con una sensibilità ecologica che vuole ridare lustro ad antiche prassi a ridotto impatto ambientale; si tratta di sposare la causa dell’eros eco-sostenibile alla cui filosofia risponde, tanto per fare un esempio, l’immissione sul mercato dell’arcaico profilattico in budello di maiale il quale, oltre ad essere biodegradabile, risulta altamente digeribile. Ma ecco la concisa, e tuttavia circostanziata, crestomanzia.

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© Turi Totore