Ieri non mi sono fatto vedere da Mademoiselle per tutto il giorno. Sono rimasto chiuso in camera di proposito, dopo aver dato mandato alla servitù di non riportarmi suoi messaggi. Per l’intera giornata non ho fatto altro che inseguire pensieri circoncentrici che ruotavano intorno al mio primo amore ormai perduto, che Mademoiselle aveva richiamato alla memoria per offenderla e poi chiedermi perdono. Aveva ragione lei: il giorno prima non l’aveva perdonata, perché aveva riaperto una ferita dopo avermi regalato l’illusione d’essere riuscita finalmente a sigillarla. Il solo pensiero che Mademoiselle occupasse la sua stanza: che dormisse nel suo letto: mi faceva montare il desiderio di scacciarla via da casa immediatamente e senza fornirle spiegazioni. Non ero abbastanza accecato dalla rabbia per mettere in atto questo proposito, ma sentivo che non avrei resistito a lungo. Per questo ho fatto una cosa che non facevo da quando aveva dato l’ultimo saluto al mio primo e unico amore: sono andato in chiesa e mi sono messo a pregare.
Sono rientrato a notte fonda: le luci del palazzo erano spente e regnava un silenzio di tomba. Ho cercato dentro di me il desiderio di guardare ancora Mademoiselle attraverso il binocolo ma non l’ho più trovato.