Quando Mademoiselle si mette in testa una cosa non c’è verso di farle cambiare idea. A me piace assecondarla, perché mi procura gioia vederla gioire. Accontentando lei faccio felice me stesso. Per ciò mi sono impegnato a procurare il necessario in tutta fretta: l’albero, le decorazioni, le casette e i personaggi, e seguendo le sue indicazioni ho eretto e addobbato l’albero di natale, costruito un presepe con tanto di ruscelletto. Mademoiselle ha voluto recitare le poesie di quando era piccina e nel disfare la confezione regalo è rimata sorpresa nello scoprire che conteneva ciò che aveva richiesto a Babbo Natale con una letterina scritta di suo pugno: un carillon, che una volta caricato si metteva a girare su se stesso e suonava la musica del Dottor Zivago. A passato ore e ore ad ascoltarlo, pretendendo ch’io rimanessi accanto a lei. L’ho fatto, sebbene grondassi sudore per via del grande caminetto acceso, finché mi sono reso conto che stavo per svenire. Eravamo vestiti con pesanti maglioni di lana merinos e pantaloni di velluto imbottiti. Sembrava proprio Natale, sebbene fosse ferragosto.