Ho atteso che Mademoiselle si degnasse a raggiungermi per la cena fino alla ventitré. Continuava a mandare messaggi col personale di servizio in cui ribadiva di non aver fame, ai quali ribattevo che qualcosina doveva pur metterla nello stomaco visto che era rimasta chiusa in camera tutto il giorno e non aveva mangiato nulla. Alla fine si è presentata in sala da pranzo in ciabatte e vestaglia, i capelli in disordine, il volto privo di belletto, tranne il rossetto mirtillo, gli occhi che tradivano un lungo pianto e ha detto: “Niente mi appartiene. Né figli, né privilegi, né amori. Niente. Tutto si allontana per certe vie che desidera la vita e non posso che accettare il ritmo implacabile della consunzione, che dispone di me e di tutto ciò a cui ho tenuto”.
Le ho chiesto cosa preferisse come hors d’oeuvre. Ha risposto: “Ostriche e champagne”.