Aveva questo desiderio e ho fatto come di consueto l’impossibile per accontentarla. Ho impiegato alcuni mesi per rintracciare i suoi compagni di liceo e organizzare una festa a sorpresa per tutti: visto che lei non sapeva di loro né loro di lei. Peccato che le cose non siano andate come avevo previsto. Gli ex-compagni hanno fatto comunella come se non si vedessero dal giorno prima lasciandola in disparte. Mademoiselle non ha fatto alcunché per superare questa condizione di incomprensibile esclusione. Quando mi sono accorto che era sul punto di scoppiare a piangere li ho odiati con tutto me stesso e mi sono affrettato a mandarli via, dando precise istruzioni alla servitù su come comportarsi. Una volta soli, Mademoiselle mi ha confessato che era sempre stato così, da quando era ragazza: che l’avevano sempre lasciata fuori: che doveva esserci qualcosa in lei che spingeva le persone a evitarla, a escluderla, anche quelle che le professavano amicizia. Era così demoralizzata che per tirarla su le ho proposto una partita a bowling nel gigantesco atrio al pianterreno.
Quando ha visto la fila di teste ai piedi della scalinata ha avuto un attimo di perplessità e mi ha domandato: “Ma non è che i nasi falseranno il gioco deviando la traiettorie?”
Le ho risposto di non preoccuparsi, perché avevo dato disposizioni affinché fossero piallati.