Avevo studiato ogni cosa fin nei minimi dettagli. L’avevo accompagnata di prima mattina al mercato delle stoffe, che mi ero premurato di far interdire a chiunque altro fuorché Mademoiselle, affinché potesse trascegliere senza fastidi i tessuti più pregiati e rinnovare integralmente il proprio guardaroba; le avevo mostrato i frutteti, i vigneti, i boschi, i terrazzamenti sulla baia, la spiaggia privata, la palude popolata da fenicotteri rosa che avrei bonificato trasformandoli in morbidi cuscini, la sterminata brughiera dove trecentotré purosangue scorrazzavano liberamente, facendole intuire che di ogni cosa sarebbe potuta diventare la padrona. Era in estasi, al punto da indurmi a credere che l’avessi finalmente conquistata. Quando ho ventilato che l’unica condizione era che mi concedesse la sua mano, mi ha chiesto di seguirla fino alle cucine e ha appoggiato l’avambraccio sinistro sul tagliere, prima di brandire con il destro la mannaia che il cuoco adopera per separare le costate. Sono riuscito a fermarla appena in tempo e ho faticato a lungo per convincerla d’averlo detto in senso figurato.