Ieri sera, poco prima di cena, Mademoiselle se n’è uscita con la teoria che mangiare adoperando le mani sia la cosa più volgare che un uomo possa fare in sua presenza. Pensavo si riferisse al mancato uso delle posate, che non mi avrebbe riguardato, ma mi sbagliavo. Mademoiselle intendeva bandire l’uso degli arti superiori in assoluto. Quando ho accennato ad abbassare la testa in direzione del piatto, sono stato richiamato all’ordine dal sibilo di un flute che mi ha sfiorato il cranio. Non ho avuto alternativa all’imitarla, rassegnandomi ad assaporare con il semplice olfatto le pietanze ammannite dal cuoco parigino. Ho annusato le Moules à la Francillon, la Bouillabaisse marseillaise, la Blanquette de Veau, l’Encornets à l’étuvée, le Rougets à la niçoise, per concludere con le Galettes Des Rois; ho gustato quel ben di Dio con il naso, provando invidia per la muta di cani da caccia a cui erano destinati gli avanzi. Mademoiselle era al settimo cielo, io al nono cerchio dell’inferno. Intorno all’una di notte ci siamo incontrati nelle cucine, torcia alla mano, e ho temuto che Mademoiselle mi fracassasse sulla testa quella che impugnava. Finché non è scoppiata a ridere e allora ho riso anch’io.