La cosa più ardua, con Mademoiselle, è convincerla che le cose non vadano poi così male, né così bene, a seconda che il suo umore viri senza una ragione verso il nero, o il celestino. Potrebbe trattarsi di un problema psichiatrico, ma è anche e soprattutto un problema grammaticale. Mademoiselle crede di parlare al presente quando evoca ombre cupe del passato o preconizza un futuro memorabile; così come s’illude di parlare al trapassato prossimo o al futuro semplice quando prova nostalgia per un prima mai esistito o eccitazione per un dopo che non arriverà. “Il presente,” le ripeto fino a sfinirmi, “è il nostro migliore amico”. Per sentirla replicare: “Se è così, me lo presenti.”