E’ assurdo, eppure è andata così: non ho iniziato a frequentare Mademoiselle dopo averla conosciuta, ma a conoscerla dopo averla frequentata. Una mattina sono entrato nella sontuosa biblioteca di casa e lei era lì: seduta su una poltrona di velluto colore blu di Prussia, con le caviglie incrociate sul lato corto di una valigia grigio sabbia in posizione verticale, e stava leggendo un libro per prendere il quale ne aveva fatto cadere una dozzina dallo scaffale. Non sapevo chi fosse, né donde venisse. Il mio stupore è aumentato quando una domestica è entrata e, senza degnarmi di uno sguardo, l’ha esortata ossequiosamente a seguirla. Mademoiselle le è andata dietro senza smettere di leggere. Io sono andato dietro a Mademoiselle trascinando la sua valigia. A pranzo l’ho ritrovata sul lato opposto della lunga tavola. Abbiamo desinato senza scambiare una parola. Ho chiesto conto della sua assenza a cena: il maggiordomo si è scusato dicendomi che aveva preferito le fosse servita in camera. Non so nulla di Mademoiselle che sia anteriore a quel primo incontro in biblioteca.