C’è stato un fragore assordante e il treno si è bloccato a metà corsa. Le luci ordinarie si sono spente e sono intervenute quelle più fioche d’emergenza. Non era il momento d’indagare su cosa fosse accaduto, ma di concentrarsi su cosa era meglio non accadesse, ossia rimanere intrappolati in galleria. I passeggeri, seguendo le indicazioni diramate dagli altoparlanti, hanno aperto manualmente le porte e guadagnato la stretta banchina d’emergenza su cui si sono incamminati, rigorosamente in silenzio e in fila indiana, verso la stazione più vicina. In parecchi, per tutta la durata della marcia, hanno rivissuto la sensazione ormai perduta di avere un destino condiviso, di potersi fregiare, nientemeno, del titolo d’umanità.