Il tizio è un colosso di carnagione scura le cui braccia non sfigurerebbero come gambe sotto il tronco di una persona normale. A fronteggiarlo sono tre nomadi di piccola taglia ma affatto robusti. La questione verte sul fatto che lui doveva scendere ma i tre sono entrati all’ultimo momento uno a fianco all’altro dalla stessa porta impedendogli di farlo. Adesso lui pretende che tornino indietro e ripartano dalla stessa posizione di modo che la perdita di tempo sia uguale per tutti e quattro. La proposta gli sembra equa; i tre non paiono dello stesso avviso. I toni si alzano, ma nessuno passa alle vie di fatto perché c’è grande incertezza su chi avrebbe la peggio. Si sfogano a suon d’insulti. I nomadi gli danno dello sporco negro, il colosso li apostrofa zingari di merda. Vanno avanti senza accorgersi del piacere che procurano ai bianchi caucasici, per i quali quelle parole rappresentano una sorta di autocertificazione, da parte dei diretti interessati, dei propri pregiudizi.