Il prete se ne sta seduto all’estremità della più estrema delle panchine presenti sulla banchina. Davanti a sé ha posizionato un inginocchiatoio pieghevole dotato d’imbottitura salva-rotule. Se ne sta lì confidando che qualcuno in attesa del treno ne approfitti per genuflettersi e confessare i propri peccati. Ha fama d’essere tollerante e di assegnare un numero irrisorio di preghiere da recitare. Ciò che non è chiaro e se si tratti di una prassi approvata dalla Curia o se essa gli sia al contrario ostile o non ne sappia niente. Il personale di controllo della municipalizzata non sa come comportarsi: in fondo si tratta di un servizio aggiuntivo per i passeggeri a costo zero per l’azienda.
Quello che in pochi sanno, e fanno finta di non sapere, è che sulla banchina opposta c’è un telefono a parete, che sembra riservato a comunicazioni di servizio sebbene non lo sia, attraverso il quale, inserendo una moneta da due euro, è possibile ascoltare in presa diretta le confessioni che il finto prete estorce ai peccatori autentici.