Il tratto in cui la linea cinque scende al di sotto della linea tre si presenta così tortuoso e pendente che l’attrito tra le ruote e il fungo dei binari raggiunge livelli parossistici e il rumore diventa insopportabile. I primi tempi c’erano persone che avevano attacchi di panico perché immaginavano che stesse per succedere chissà cosa. Ben presto gli abitudinari si sono limitati a salvaguardare i timpani con appositi tappi otoprotettori. Tuttavia poteva sempre succedere che qualche bambino, sebbene preavvertito, si mettesse a piangere quando il frastuono raggiungeva l’apice, mentre il solito vecchio sordo e rimbambito si svegliasse dal torpore e chiedesse al vicino: “Come ha detto, scusi?”
Erano comunque diciassette secondi in cui nessuno riusciva a fare ciò che stava facendo: era impossibile conversare, parlare al telefono, rispondere alle e-mail, pensare. Era stata avviata un’inchiesta per accertare le responsabilità da parte dei progettisti e dei costruttori. Alcune associazioni dei consumatori avevano minacciato azioni collettive volte a ottenere una riduzione del biglietto. Per porre riparo è stata chiesta una consulenza specialistica all’ing. Thotòrek, uno dei massimi esperti mondiali in materia di linee metropolitane, il quale ha proposto e dato attuazione alla seguente soluzione: prima che il treno s’immetta in quel tratto si spengono le luci all’interno dei convogli e viene azzerata la copertura di rete per i dispositivi elettronici. Quei diciassette secondi diventano un’esperienza di totale isolamento che permette ai passeggeri, protetti dal totale anonimato, di fare quello che gli pare: possono bestemmiare, scoreggiare, mollare calci alla cieca, sollevarsi le gonne o abbassarsi i pantaloni. E’ cosa risaputa che ci siano ormai frotte di passeggeri che includano quel tratto di metropolitana nel proprio tragitto anche se comporta un’insensata deviazione.