Hanno un bell’insistere gli agenti in divisa, rivolgendosi al barbone che ha recentemente eletto a propria casa il vagone di testa di un convoglio che tutte le mattine riprende l’esercizio, dicendogli che se ne deve andare: che lì non ci può stare: che in superficie è pieno di portici al cui riparo può trascorrere magnifiche giornate senza infastidire il prossimo.
Il barbone gli risponde da sotto le coperte, da cui emergono soltanto la sua testa e il collo di una fiasco di vino, obiettando che sono stati proprio loro della questura a catalogarlo come “senza fissa dimora”, quasi fosse una condizione definitiva e irreversibile, e aggiunge che non possono metterlo in croce adesso che si è adeguato trovandosi un domicilio che è senza dubbio mobile.