I primi a comparire sono stati i ragazzotti che saettavano sulla banchina coi pattini ai piedi e salivano a bordo facendo un saltino all’indietro. Poi sono arrivati quelli con gli skateboard che venivano giù dal piano mezzanino slittando con la tavola di trasverso sui corrimano delle scale. Oggi ci ritroviamo un quarto della carrozza occupata da una coppia con un tandem al seguito, munito di cestello anteriore e portapacchi. Un vecchio accenna una protesta per lo spazio occupato dal trabiccolo; una signora carica di buste si domanda a voce alta se abbiano almeno pagato tre biglietti integrativi. Gli altri non si trattengono dal prospettare un’allarmante degenerazione: sono convinti che di questo passo la gente si sentirà autorizzata a venire in metro in motorino; poi arriveranno le moto, le city-car e infine le automobili. Un ragazzo con i lobi delle orecchie deformati dal peso di una cinquantina di orecchini non esclude che qualche miliardario eccentrico possa presentarsi in metropolitana a bordo della propria.