E’ una classica giornata estiva in cui le donne esibiscono spalle più o meno tornite su cui labili spalline sorreggono tessuti che il seno gonfia in misura variabile a seconda delle variabilità delle misure. Quelle che si sorreggono dai sostegni metallici che corrono orizzontalmente al soffitto del vagone offrono un’infilata di ascelle così glabre, ma dalle differenti sfumature, da sembrare un campionario di tessuti per tappezzeria. Soltanto una di esse, con tutta evidenza pazza conclamata o esibizionista cronica, esibisce una fitta foresta di peli neri e ispidi, che irradiano dal cavo ascellare come aculei dalla groppa di un riccio. Per un meccanismo alquanto misterioso gli uomini sembrano attratti da quella vista immonda che le altre donne catalogano come il più vile dei tradimenti, poiché infrange il tacito accordo a cui tutte da decenni s’uniformano per far dimenticare agli uomini che anch’esse discendono dalle scimmie. Sarà una coincidenza ma alla seconda fermata fanno il proprio ingresso nella carrozza una coppia di poliziotte che si avvicinano alla scimpanzessa e la invitano con maniere straordinariamente spicce a seguirle per accertamenti.