Ci sono cose che facevano parte della quotidianità e in pochi anni sono state confinate in un passato che pare millenario.
Quando lo scheletro di un eroinomane fa la sua comparsa, esibendo palpebre ammainate dietro cui è ragionevole ipotizzare vi siano occhi rivolti verso un altrove dove non c’è niente che si muove, l’intera scolaresca in gita entra in fibrillazione perché tutti vogliono immortalarsi insieme con lui in un autoscatto, manco fosse una mummia del museo egizio o un piccolo dinosauro fossilizzato. Una ragazzina ha la fortuna di scattare la foto in uno dei rarissimi momenti in cui il tossico riapre gli occhi suscitando l’invidia dei compagni, che le chiedono di condividere immediatamente quell’immagine sui social network. A divertirli è la constatazione che le pupille del giovane abbiano le dimensioni di un atomo. Di quella gita nella grande metropoli gli resteranno nella memoria soltanto gli occhi del ragazzo e il commento di uno di loro che dice: “Queste non sono pupille, sono pixel”.