Che fosse cieco lo si capiva dagli occhiali e dal bastone, che tuttavia non era bianco e snodabile come quello di tutti i non vedenti, bensì nero e rigido come un bastone da passeggio. Non aveva un cane-guida, ma camminava così speditamente da sembrare telecomandato. Si sedeva sempre allo stesso posto e guardava dritto davanti a sé con un’espressione del viso così beata da indurre chi gli stava di fronte a voltarsi nel timore di perdersi qualcosa meritevole d’attenzione.
Un mattina una signora, che da più giorni gli si sedeva accanto e sembrava sempre sul punto di dirgli qualcosa che poi non gli diceva, ha trovato il coraggio per comunicargli d’aver letto su una rivista che nel giro di qualche anno, al massimo un decennio, gli scienziati erano persuasi di riuscire a costruire un occhio elettronico perfettamente funzionante.
L’uomo l’aveva guardata, si fa per dire, confessandole di essere nato cieco dalla nascita e di non provare nostalgia per un mondo che non aveva mai conosciuto; al contrario non intendeva rinunciare al piacere di vivere in quello immaginario che con grandissima fatica aveva costruito.