La zingara si presentava nella tipica nuvola multicromatica che i gangi attribuiscono alla casualità con cui vengono abbinati capi di vestiario dismessi, mentre potrebbe anche essere il frutto di un nesso causale tra ciò di cui si dispone e ciò di cui si avrebbe bisogno, e metteva in mostra, davanti al petto, un cartello di cartone con su scritto: “Ho sei figli da sfamare”. Un giovane, che già mostrava i segni dell’età adulta nei termini di un diradamento precoce dei capelli e d’una certa acquosità di sguardo, rivelandosi uno studente d’ingegneria alle prese con i concetti cardine della ricerca operativa e degli algoritmi per l’individuazione della soluzione ottimale, le ha suggerito quanto segue: “Cominci col cucinare il più grasso dei suoi figli a beneficio degli altri cinque”.
La zingara ha accusato il colpo: d’istinto ha rivoltato il cartello facendo sparire la scritta che aveva provocato la battuta, poi ha replicato: “No, questo mai, vorrei comunque rimanere una madre migliore della sua”.