Sarebbe perfetta con la testa dentro un sacchetto di carta spessa.
Ne ammireremmo i vestiti d’eccellente fattura, gli accessori trascelti con cura maniacale, i gioielli semplici e superbi, il corpo ancora tonico e snello; ma c’è quel volto, in cui tutto sembra fuori posto per lo sforzo inane di tenerlo a posto: le labbra sono asimmetriche e immani, il naso è ridotto a una lisca che costringe gli atomi d’ossigeno a incolonnarsi nelle narici, le palpebre sono impedite a battere per l’insufficienza della pelle immagazzinata sotto le arcate, gli zigomi sono tirati così in alto da formare due bozzi sulle tempie, mentre la pelle che un tempo aveva ricoperto le tempie è raccolta in uno chignon sul vertice dell’osso parietale.
La osserviamo con discrezione e non possiamo trattenerci dal patire l’assenza del sacchetto, come schermo o come contenitore per il mal di mare.