A un certo punto era circolata la voce che l’azienda dei trasporti volesse rinnovare il parco mezzi e al posto del nostro sferragliante tram della serie 1500, che prestava servizio perfino sulla costa occidentale degli Stati Uniti, intendesse rifilarci uno di quei siluri insonorizzati, dotati d’aria condizionata e vetri bruniti, in cui il conducente se ne sta chiuso in una cabina impenetrabile mentre una voce registrata che pare provenire dall’aldilà, unitamente al display aggiornato in tempo reale, preannuncia le fermate a beneficio dei non vedenti e dei non udenti, trascurando come di consueto solito i muti che non hanno mai da ridire. Mi sono fatto promotore d’una raccolta di firme, un sit-in di protesta e un’interpellanza in consiglio comunale che hanno costretto l’azienda a fare marcia indietro.
Ci mancava solo che per una post-provinciale soggezione al mito della post-modernità ci ritrovassimo a viaggiare a bordo di un gigantesco feretro, consegnati alla cruda consapevolezza d’affrontare un viaggio nella sola prospettiva di dover scendere.