In tanti anni non era mai successo. Mai. E nemmeno immaginavo che ci fossero i presupposti statistici perché ciò accadesse. Eppure quella mattina, per tutto il tragitto tra il capolinea e la prima fermata, e poi tra la prima fermata e la seconda, e ancora tra la seconda fermata e la terza, nessuno ha aperto bocca. Nessuno. Né uomo né donna. Per ogni secondo che passava senza che nessuno proferisse verbo, cresceva in me il pensiero angoscioso e folle che tutti, tranne il sottoscritto, sapessero che quello era il giorno della fine del mondo, l’ultimo che ci era dato di trascorrere sul pianeta terra, prima che il sole si spegnesse e la vita finisse.
Quando ho udito un telefonino squillare ho pregato Iddio che il proprietario rispondesse. E quando lo ha fatto, avviando una conversazione dalla quale si capiva che intendeva organizzare una vacanza sul Mar Rosso per fare snorkeling, non ho potuto trattenermi dal commuovermi al pensiero che la fine del mondo fosse rinviata e nel mar Rosso ci fossero ancora i pesci (certo non rossi perché altrimenti indistinguibili dall’acqua).