E’ difficile immaginare due persone più agli antipodi. Lui un anziano signore impeccabile che a dispetto dell’età se ne sta dritto e con il mento alto; l’altro un goffo e grasso bulletto di periferia in cerca di pretesti per sfogare la propria frustrazione: tanto da non farsi scrupolo di salire dalla porta riservata alla discesa e impedire all’anziano signore di scendere.
I due iniziano a questionare: l’anziano signore adottando un tono pacato ma inesorabile; il tamarro urlando un paio di insulti che di solito si riservano alle donne (non si capisce se per ironizzare sulla presunta perdita di virilità legata all’età o per semplice ignoranza del significato).
Alla fermata successiva l’anziano signore scende, si ferma sul marciapiede, apre la metà sinistra della giacca e mostra al bulletto di periferia la fondina ascellare da cui emerge il calcio d’una piccola pistola a tamburo dicendogli: “Vieni giù stronzetto, viene a ripetere quello che hai detto e ti sparo in bocca”.
Il bulletto fa un salto all’indietro, si guarda intorno disorientato ed esclama: “Ma dove andremo a cominciare con queste vecchie generazioni? Se Dio ce l’avesse mandata buona…”