Ce n’eravamo accorti tutti che quei due erano timidi a livello patologico. Per settimane, anticipando la fermata a cui saliva a bordo, lei aveva fatto in modo di sedersi accanto alla porta anteriore in modo da poterlo guardare; mentre il conducente, non appena lei saliva, metteva in atto un’inusuale procedura di sicurezza che gli imponeva di controllare manualmente che la porta anteriore fosse ben chiusa prima di tornare alla guida del mezzo e ripartire. Col passare dei mesi lei aveva spostato sempre più avanti la fermata a cui scendere, e c’era da scommettere che le toccasse riprendere il tram in direzione opposta per arrivare a destinazione, mentre lui aveva preso l’abitudine di guardarla attraverso lo specchietto retrovisore, riducendo al minimo il tempo in cui teneva lo sguardo rivolto in avanti. Per questa ragione i passeggeri erano in ambasce e si auguravano che egli trovasse al più presto il coraggio per dichiararsi.
La cosa è avvenuta un venerdì 17, all’inizio del rettifilo di via Nino B., quando il conducente ha abbandonato il posto di comando con il tram in piena corsa e le si è inginocchiato davanti, come usava in altre epoche, porgendole un mazzo di fiori.
La donna è avvampata e ha distolto gli occhi dalle impudiche corolle, era evidente che le faceva piacere ma doveva provare una grande vergogna per la quantità di occhi puntati su di lei.
Abbiamo portato tutti lo sguardo altrove e ci siamo raccomandati a Dio perché si decidesse ad accettare l’omaggio floreale, quella cretina, prima dell’incrocio semaforizzato con viale Piave.